martedì 10 settembre 2013

Le 12 Case Astrologiche: intervista a Rino Maneo

Oggi vorrei parlarvi dell'amico Rino Maneo, un personaggio unico nel panorama astrologico italiano, ricercatore geniale ed instancabile, cronicamente allergico ad ogni rassicurante banalità.
Da 20 anni coordina il Gruppo Astrologico Sagittarius di Forlimpopoli e può vantare un'esperienza trentennale nello studio del Cielo e del Mito.
Recentemente mi ha donato un'anteprima del suo nuovo libro sulle Case Astrologiche. L'opera, pur avendo destato l'interesse di editori prestigiosi, presenta numerosi grafici, schemi ed illustrazioni a colori che rendono piuttosto impegnativa la pubblicazione. Nell'attesa quindi che un editore illuminato prenda in mano il progetto (update) ho pensato di darvi un assaggio dei temi trattati attraverso questa corposa intervista.
Ecco come ce lo presenta Grazia Mirti nella prefazione al libro:
"Definirei Rino Maneo come un architetto che non si accontenta di leggere l’edificio stellare con criteri triti e ritriti, ma che vuole ragionare in proposito, determinando con acume assonanze e dissonanze, canoni di lettura e proposte di eliminazione di moduli che si sono cristallizzati in chi interpreta, senza che possano resistere alla logica e allo spirito critico di un mercuriano doc."
Ho avuto la fortuna di leggere in anteprima la tua opera, ancora inedita, sulle Case astrologiche. Una delle prime riflessioni che proponi riguarda quanto possa essere, in un certo senso, fuorviante già il modo stesso in cui da sempre siamo abituati a numerare le 12 Case dell'oroscopo. Puoi spiegare questo concetto?
Ti rispondo citando alla lettera alcuni tratti del mio lavoro. Diversamente dal moto stagionale antiorario dei pianeti nei Segni zodiacali (rivoluzione terrestre), nella fase di moto giornaliero (rotazione terrestre) i Segni, il Sole e gli altri corpi celesti attraversano APPARENTEMENTE in senso orario le Case astrologiche. Questa diversità nasce per effetto della rotazione terrestre in senso antiorario, per cui, dal suolo terrestre, nel corso del dì e della notte, è VISIBILMENTE riscontrabile la direzione dei Corpi celesti e delle Stelle “fisse” vicine all’eclittica, in senso orario (da Est a Ovest).
“Le dodici case vengono numerate, a partire dall'oroscopo (o ascendente) in senso antiorario”.
A fronte di questo postulato dell’astrologia classica, che si struttura sul PRINCIPIO DI CIÒ CHE È LUMINOSO e VISIBILE IN CIELO, la consueta numerazione delle Case mi appare in contraddizione rispetto al principio stesso sul quale si fonda: in effetti, volendolo rispettare in modo ortodosso, occorrerebbe numerare le Case partendo sì dall'ascendente, ma in senso ORARIO!
Non avendo intenzione di stravolgere le convenzioni in uso, vorrei comunque proporre una riflessione sulla dinamica del moto diurno.
Come ben sappiamo, le ore del dì e della notte vengono scandite a due a due, col susseguirsi di ogni Casa (arco temporale mondano), che potremo così elencare nell’ordine naturale di successione:
Chiarito quindi che dal PUNTO DI VISTA TERRESTRE, il tempo viene spalmato in senso orario, non credo occorra un particolare spirito di osservazione per comprendere l’ordine logico (temporale) dell’inizio e della fine di ciascuna Casa.
Ogni Segno Zodiacale quindi, sorgendo ad Est percorrerà la Casa dodicesima, poi l’Undicesima, la Decima e così via, fino alla Settima, dove tramonterà scomparendo sotto l’orizzonte occidentale (entrerà nella Casa sesta). Questo è ciò che oggettivamente siamo in grado di osservare, pur sapendo che tale effetto è “figlio” di un naturale gioco di prestigio planetario.

Ad oggi praticamente tutti gli astrologi moderni sono concordi riguardo al principio di cosignificanza (ovvero l'idea secondo la quale la 1ª Casa ha assonanza con l'Ariete che è il primo segno dello zodiaco, la 2ª Casa con il Toro, la 3ª con i Gemelli e via discorrendo); tuttavia questo non fa parte della tradizione e gli studiosi di astrologia classica lo considerano una vera e propria "aberrazione" moderna.
Tu invece non credi che la cosignificanza sia da rifiutare in toto ma neanche da accettare così com'è, quanto piuttosto da ripensare completamente. Cosa ti ha portato verso questo approccio innovativo?
Vorrei innanzitutto precisare che su questo tipo di apparigliamento, i cultori dell’Astrologia classica (a mio avviso), hanno ragione; e che la cosiddetta “cosignificanza”, a conti fatti, “ci azzecca” solo in pochi casi (Toro/2ª Casa; Cancro/4ª Casa; Bilancia/7ª Casa). Probabilmente, riscontrate tali esigue assonanze, qualcuno pensò bene (sic!) di omologare in tal senso anche le rimanenti Case astrologiche.
Dopodichè proverò a darti la motivazione per questo tipo di approccio, che tu consideri “innovativo”.
Ciò che ci porta a cambiare, se abbiamo l’umiltà di volerli riconoscere, sono quasi sempre gli errori. Ma, come diceva Maurizio Crozza nella imitazione di Arrigo Sacchi, “Ozzi non t’ze più umilté!”.
Da troppo tempo infatti, circola una leggenda metropolitana, secondo la quale, quando un consultante nega le nostre affermazioni, si sta raccontando “palle” o si prende gioco di noi con delle “bufale” studiate ad arte. Ma pur riconoscendo che raramente l’evento accade, tendo a considerarlo una pura eccezione.
Quindi, non ritenendomi infallibile, mi sono sempre annotato quegli elementi che non trovavano riscontro dal consultante. Volendo chiudere il cerchio, quando ciò che non corrisponde è spesso legato ad una sorta di “punto dolente” ricorrente, nell’ambito di uno stesso “circolo vizioso”, ritengo inevitabile interrogarmi sulle sue possibili cause.
Come mai, nelle mie indagini astrologiche, i “possessori” di Pianeti personali in Casa dodicesima risultavano così fortemente caratterizzati dalle modalità espressive tipiche dell’Elemento-Fuoco, piuttosto che da quelle Acquatico-Pescine? E per quale oscuro motivo, con i Pianeti sotto l’orizzonte orientale (in Casa prima), i vari soggetti non rispondevano alle dinamiche arietine, e assumevano invece, decisamente, qualità di stampo Terreno-Verginee?
All’inizio pensai che tali sconvolgimenti fossero da imputare alla acquisizione di un’ora natale un po’ vaga; col passare del tempo però, considerati i ricorrenti errori, ho cercato di “aggiustare il tiro” adeguandomi, obtorto collo, a quanto avevo verificato “sul campo” fin troppe volte. La conseguente analisi concettuale, distribuita in molti anni di studio (e non disgiunta da precedenti elaborazioni), mi ha consentito di rappresentare le immagini giornaliere del moto diurno (Case astrologiche), secondo una prospettiva del tutto avulsa dalla cosignificanza coi Segni zodiacali, che per loro natura riflettono oggettivamente i caratteri peculiari delle diverse stagioni.
È comunque importante sapere due cose sul lavoro che ho portato a termine: che quanto ottenuto si fonda esclusivamente sulla proiezione ideale e sequenziale dei quattro Elementi (Fuoco, Aria, Acqua e Terra), sul grafico natale; che le relative tesi sono confortate da un inoppugnabile riscontro matematico, derivante dalle Armonie del Complemento Numerico.

Una delle cose che genera maggiore perplessità in chi inizia a studiare astrologia è l'esistenza di diversi metodi di domificazione per calcolare le Case. Tu come ti regoli? Consideri la questione ancora aperta?
Nel contesto dei corsi astrologici di “base”, ho tentato più volte, di introdurre e spiegare in modo “scolastico” i concetti astronomici relativi alla domificazione di un tema natale; nella stragrande maggioranza dei casi, le “curve dell’attenzione” tendevano a precipitare vertiginosamente. Per raggiungere l’obiettivo ho impiegato allora, docenti più finalizzati allo scopo, ottenendo purtroppo, esiti molto simili ai precedenti.
Pertanto, pur trasmettendo la logica “domificatoria” nei suoi tratti più salienti, ho ritenuto opportuno procrastinarne i giusti approfondimenti, a tempi di acquisizione più consoni ad una effettiva maturazione degli allievi.
Per quanto mi riguarda, da sempre direi, mi sono servito del metodo “Placido” (il monaco italiano Placidus de Titis Perusinus Olivetanus, matematico del XVII secolo); nel domificare le nascite alle nostre latitudini, lo trovo particolarmente adatto e conforme ai riscontri caratteriali e caratteristici degli individui presenti nel mio personalissimo “registro degli indagati”.
Talvolta, per nascite a latitudini più settentrionali, ho adottato il metodo “Koch” (il matematico tedesco Walter von Koch, del XX secolo, che perfezionò un sistema già noto ed applicato nel 300 a.C.), più calibrato per quelle località.
Pur considerando, come tu dici, “la questione ancora aperta”, non me ne voglio fare un cruccio (almeno per ora, ma non si sa mai … ). A volte, tanta precisione può non servire, a fronte di ore natali ancora approssimative.
Sono, per altro, ancora molto riflessivo sulle domificazioni per le località al di sotto dell’Equatore, dove l’apparente moto solare è riscontrabile in modo contrario al nostro (nonostante molti astrologi di quei Paesi dichiarino che “non cambia nulla”).

Nella parte finale della tua opera ti rifai ai miti sumerici, come mai prendi in considerazione questa mitologia invece di quella ellenica, cui solitamente colleghiamo i simboli astrologici?
Già tanto tempo fa anche Mario Zoli sollevò un ampio interrogativo sulla validità simbolica del Mito greco, dal quale scaturivano molteplici figure del tutto inattendibili e/o contrastanti nel rapporto con le allora supposte rispettive Nature o Generi. Ed è questo il motivo per cui egli sperava ardentemente in una luce che lo conducesse molto più lontano, a ritroso nel tempo (“Più passano gli anni e si approfondisce la mia ricerca, più mi convinco che una civiltà evolutissima e molto lontana da noi, ci ha trasmesso la sua concezione del mondo per via … zodiacale; come dopo un immenso cataclisma, di quel sapere noi raccogliamo i resti, qua e là, con pena e fatica, qualche successo e molti ricorrenti errori. Non possiamo evitarcelo.
Tuttavia il disegno che si abbozza sotto i nostri occhi, sempre più stupefatti, ci rivela che non fu Tolomeo il primo astrologo, come Omero non fu il primo dei poeti, e che la storia dell’anima, o semplicemente, la vera storia, è molto più antica della storia della nostra conoscenza empirica”).
Una fra le diverse sconcertanti immagini della mitologia ellenica è quella che raffigura il maschio Kronos (Saturno), mentre ingurgita creature neonate che sopravvivranno nel suo ventre: un evidente controsenso di ordine concettuale, se giustamente attribuiamo al genere femminile le facoltà di prendere, incamerare, contenere e trattenere, con l’unico universale scopo, quello di mantenere in Vita tutto ciò che viene conservato.
È molto probabile allora, che i Greci, nell’arduo tentativo di tradurre “storicamente” il significato di alcune rappresentazioni grafiche sumeriche riferenti NIN-HUR-SH-AG (Saturno), abbiano commesso il più imperdonabile degli errori: non ne compresero né il sesso, né il ruolo. Indubbiamente, dalla etimologia riferita alla nomenclatura delle immagini relative alla Dea, si evincono alcune caratteristiche, riconducibili all’essenza saturniana; le antiche cronache sumeriche circostanziano quanto segue.
Il suo Nome (NIN-HUR-SH-AG, che tradotto foneticamente rivela “Matrice silenziosa circondata di luce, del sospiro e del pianto”) era intimamente legato al suo ruolo di matrice, di colei che dà alla luce.
NIN-HUR-SH-AG era una donna molto efficiente e determinata; dirigeva il settore medico pediatrico ed in questa veste le era attribuito l’appellativo di NIN-TI (“Matrice dell’Umanità”); il suo strumento era il “tagliatore” (un oggetto che aveva la forma del Nodo Lunare), un arnese usato nell’antichità dalle levatrici, per tagliare il cordone ombelicale dopo una nascita.
L’arco delle sue competenze iniziava con la delicata fase di "composizione dell’amalgama vitale", che consisteva, come recitano le scritture, nel “legare col Miscuglio, lo Stampo degli Dei”. Proseguiva con la messa a dimora (nel proprio ventre) di 14 parti distinte dell’intero composto; dopodichè la Dea formalizzava il periodo di attesa (dieci lune), scaduto il quale doveva recidere col “tagliatore” il vincolo delle neonate creature (sette femmine e sette maschi), da se stessa.
A quel Tempo tale attività fu considerata sacra per eccellenza, quel “sacro fare” che in periodi meno remoti diverrà “sacrum facere”, da cui la trasposizione in un termine attuale socialmente più alienante: “sacrificio”.
Più tardi i Babilonesi la definiranno “levatrice degli Dei” e la invocheranno con queste parole: “Oh Sapiente Mami, tu che sei il grembo materno, quello che può creare l’Umanità …”.
Prendendo spunto da questa invocazione, inviterei ad osservare la forma del glifo di Saturno in modo più disincantato e scevro dai retaggi simbolici delle filosofie “New Age”, per constatarne in modo semplice e naturale, nella figura, il profilo di una donna incinta.
Chiamando ulteriormente in causa la mamma NIN-HUR-SH-AG con le sue dieci lune di attesa, diviene logico riferirla simbolicamente ad un preciso e determinato concetto di Tempo: quello di un tempo-limite esatto, entro e non oltre il quale, completare l’Opera.
Proseguiamo con Zeus. Se tu fossi il Re dell’Olimpo (solo dinanzi al Fato dovresti inchinarti), per qual arcana ragione dovresti mutare di forma e di aspetto (quando gli stimoli sessuali ti assalgono), allo scopo di possedere, ad esempio, una ninfa? Basterebbe un cenno: “Ehi ninfa, vieni a sollazzare il re degli Dei!”. Nessuno oserebbe profferire parola alcuna (tengo a precisare che non sono in sintonia con tali consuetudini).
Per fortuna, mediante la comprensione del Mito sumerico riusciamo a dedurre che nel corso dei millenni è avvenuta una sorta di “rimescolamento” di figure e di ruoli, dovuta alle motivazioni che Mario così descrive: “Questa grande civiltà mediterranea[…] è stata spazzata via da popoli venuti da altre regioni […] (che) hanno vinto con la forza, si sono fusi alle popolazioni autoctone e la religione ha conosciuto il fenomeno del sincretismo, della fusione […] la nuova religione ha dominato sull’antica […]”
A titolo di maggior chiarezza proverò a descrivere per sommi capi, ciò che il Mito sumerico racconta di EN-ZU (alias Toth/Hermes/Mercurio).
E' il Signore dei riti magici e spesso nei testi sacri viene denominato semplicemente "ZU". E’ il protagonista della prima “rapina del secolo”, del più sbalorditivo “colpo di mano” che mai sia stato portato a termine: sottrae, con abilità e scaltrezza la “Tavoletta dei Destini” (il totem del Potere Assoluto) al padre EN-LIL (Urano).
Per inciso, è importante sapere che in lingua tedesca, il termine “ZU” sta a significare "chiuso", da cui "ermetico"; cosa che obiettivamente consente l'associazione del fonema ad Hermes.
Ma altrettanta importanza assume, nella dinamica dei fatti, la Tavoletta dei Destini (scettro del comando), che conferiva al suo detentore il potere su tutti gli Dei; potere che ZU esercitò per lungo tempo (2 millenni circa), in virtù del "colpo di mano" prima accennato.
Indubbiamente i Greci, nella costruzione sommaria del loro Mito, si servirono delle informazioni recepite da quello mediorientale; molto probabilmente, trovando frammentarie notizie relative al tempo in cui il Signore degli Dei era ZU, essi credettero di individuare il sempiterno Re degli Dei, e da “ZU” coniarono “Ze-Us”.
Ritengo pertanto che l’uso simbolico attributivo derivante da una mitologia corrotta, costituisca in molti frangenti, un “errore matriciale”, atto a condizionare irrimediabilmente i significati e le deduzioni di qualsivoglia indagine astrologica.

Leggendo il tuo lavoro è chiaro che hai uno stampo morpurghiano, non solo perchè parti dai concetti fondamentali di questa scuola (seppure arrivando a conclusioni totalmente originali), ma per il tuo stesso modo di pensare le strutture astrologiche. Quali altri studiosi ti hanno maggiormente influenzato?
Ho dedicato anche quest’ultimo lavoro a Mario Zoli, mio carissimo Amico e Maestro; fu lui a indirizzare il mio spirito indagatore verso “fonti incontaminate”, alla ricerca di un Mito delle origini (“Il Mito è la Storia scritta per sempre”). È quindi il termine stesso che dà un senso alle mie “conclusioni totalmente originali”.
Del resto, in molte pagine ho riportato ed evidenziato spesso il suo pensiero, a sostegno argomentale della mia elaborazione.
Avendo io ereditato buona parte della sua biblioteca, ho molto apprezzato la varietà di appunti, scritti di sua mano a margine dei testi; in modo particolare su quelli di Lisa Morpurgo, una delle interpreti del “linguaggio astrologico” che Mario stimava, ma con la quale non era in sintonia, per via –a suo dire- di una sorta di “insanabile incompletezza”, riscontrabile nel disegno schematico zodiacale da lei proposto. Qualche esempio. L’assenza schematica della Luna dal Segno del Toro (“Ma come è possibile? È l’immagine stessa della Vacca, a dircelo! Le sue corna simboleggiano lo spicchio lunare!”), rappresentava per Mario una aberrazione, e quindi una motivazione sufficientemente valida per prendere, all’occorrenza, le dovute distanze da quelle tesi.
Una ulteriore aberrazione insita in quello schema, era rappresentata dal fatto che in esso non veniva più rispettato il Principio dell’alternanza (Maschile/Femminile), nel susseguirsi dei Segni zodiacali; in modo tale e per cui, una metà dei Segni mutava mostruosamente di genere.
Il suo modo di pensare e di ragionare sulle tematiche astrologiche, mi ha profondamente influenzato. Vi erano (ed attualmente resistono), a giudizio di entrambi, dei postulati e delle indicazioni che, sia a livello concettuale, sia dal punto di vista pratico (loro applicazioni nelle analisi dei temi natali), non convincevano affatto; inoltre, spesso conducevano a risultati quanto mai astrusi, rispetto a quanto avremmo potuto dedurre dalle originali e naturali simbologie, relative ai corrispondenti Archetipi.
Credo comunque, che la compianta Lisa Morpurgo abbia avuto il grande merito di offrire una “svolta alternativa”, sia nei metodi, sia nei significati, nel compendio astrologico di allora. Ho ampiamente studiato le sue opere, dalle quali scaturiscono anche grandi intuizioni, quali ad esempio, le presenze schematiche di Mercurio nello Scorpione, di Nettuno in Acquario o di Plutone nei Gemelli; devo dire comunque, che l’ho seguita ciecamente fino a quando non ho incontrato Mario.
Siamo entrambi nati il 22 di giugno (solstizio d’estate); lui sotto il Segno del Cancro (0°11’), io ancora in quello dei Gemelli (29°46’).
Ho avuto la fortuna, qualche anno dopo il malinconico addio di Mario, di poter proseguire le mie ricerche, sollecitato da un’altra mia carissima amica, Grazia Mirti, che immancabilmente mi invitava a relazionare sulle diverse tematiche proposte nei suoi Congressi annuali a Torino. In questi ultimi 15 anni, oltre a quello dell’Amicizia, si è sviluppato ulteriormente un vicendevole rapporto di stima; mi piace poter constatare, (non solo per quanto si possa riferire alle “questioni” interpretative), che quando talvolta ci accade di non condividere le stesse visioni, tendiamo ad acconsentire che le motivazioni dell’altro possano anche essere nutrite da una sostanziale dignità: porte aperte dunque, ad un dialogo orientato alla crescita culturale, spirituale e sentimentale reciproca, a dispetto di un mondo in cui purtroppo regnano la malignità, l’insulto, l’invidia e la sopraffazione.

Anni fa, quando ci conoscevamo da poco, parlando di alcuni quesiti fondamentali della nostra materia tu mi dicesti: "Se sapessimo veramente come funziona [l'astrologia] ci sembrerebbe tutto così semplice!"
Ora ti chiedo, alla fine, come funziona senti di averlo capito?
Più passa il tempo e più mi accorgo che mi occorre tempo … Credo infatti che molte delle tessere appartenenti a questo straordinario puzzle del “corpo astrologico”, siano ancora da rintracciare e da collocare giustamente nei corrispondenti spazi “vuoti”.
Ho comunque il sentore che se al Tempo aggiungessimo Cuore, Intelligenza, Spirito di ricerca, di osservazione e di fantasia, alcuni passi in avanti potremmo sempre compierli.
Come tu ben sai, il Gruppo Astrologico “Sagittarius” (delegazione C.I.D.A. di Forlimpopoli), di cui sono orgogliosamente il coordinatore, in questi ultimi 20 anni ha prodotto una mole considerevole e qualificante di studi, relativi alle più svariate tematiche della nostra amata Disciplina. Al suo interno, il confronto critico fra i componenti il gruppo di lavoro (Claudia, Raffaello, Marco, Silvia, Roberto ed io), è stato altamente proficuo; ed ha liberato oltretutto le menti da innumerevoli “luoghi comuni”, che come macigni tengono ancora banco nella corrente dialettica astrologica.
Porto un esempio pratico. Da sempre ci è stato insegnato a considerare il verbo “credere”, appartenente ad una matrice gioviana (e/o sagittariana e/o pescina). Ma se provassimo a ripensare (servendoci naturalmente degli Archetipi del Mito sumerico) alla simbologia di madrereale (la madre-vera nella realtà) che NIN-HUR-SH-AG (Saturno) interpreta per ruolo assegnato, giungeremmo ad individuare ulteriori collegamenti. Primo fra tutti, il legame con i figli (il cordone ombelicale), rappresentato da una catena che a giusta scadenza andrà tagliata; che dovrà necessariamente spezzarsi. Ogni catena è naturalmente formata da molti anelli e se avessimo l’occasione di “puntare” Saturno con un buon telescopio, potremmo osservare che il colore del Pianeta e dei suoi anelli è ORO.
L’anello d’oro, che oltretutto rappresenta simbolicamente il vincolo (ancora Saturno) di fedeltà contratto fra due sposi, viene comunemente denominato “VERA” o “FEDE” (termine, quest’ultimo, che allude anche a richiami mistici nettuniani).
E chi allora –se non una futura madre- porta in se stessa la fede incrollabile (nel tempo prestabilito dalla Natura), di poter dare alla luce la propria creatura?. Ella CREDE fermamente nel suo obiettivo e cercherà di conseguirlo (nel portare a giusto termine la gravidanza) anche a costo di enormi sacrifici.
A Giove dunque, apparterrebbero (negli ambiti del credere) le “credenze” o le grandi illusioni, scaturite da eccessive speranze o da innata credulità (ingenuità).
Anche sul termine “legalità” è in atto una discussione, promossa da chi vorrebbe addebitarne la matrice a Saturno. Ma non solo. Sta crescendo al nostro interno, la necessità di comprendere in modo più ampio (e possibilmente più “relazionale”), le prerogative insite nei diversi e variegati aspetti fra i Pianeti. Vedremo poi come tutto questo si svilupperà e come andrà a finire.
Un altro fattore che contraddistingue le nostre speculazioni astrologiche, è rappresentato dal Principio binario (proprio del Dao o Tao) insito nella Natura dei Simboli; Principio secondo il quale co-esistono, nella Natura stessa di ciascuno di Essi, una parte cosiddetta “buona” e quella diametralmente opposta, la “cattiva”. Come in una moneta: una faccia (testa) propositiva, di apertura; mentre l’altra (croce) avversa, di chiusura.
Quindi, prendendo in esame un dispositivo di Venere, il “piacere”, non dobbiamo mai trascurare che nella metà esatta delle facoltà venusiane sta naturalmente in agguato il “dispiacere”.
E come già riscontrato in numerosi “casi”, Giove e Venere, da sempre fautori della grande e della piccola Fortuna, sono e saranno anche artefici dei suoi piccoli o grandi ”rovesci”. Ma non è tutto. In virtù di tale Principio, anche la Mamma-Saturno, potrebbe e può, a tutti gli effetti, divenire “mammana”.
Mi sento allora di poter affermare, in virtù delle conoscenze acquisite, che oggi per noi, l’approccio e la disamina di un tema natale, risultano molto più fluidi e suscettibili a considerazioni simboliche ancor più accurate. Senza per altro voler dimenticare l’aspetto previsionale proprio della Materia (confesso che qui fatico più del “previsto”), ambito in cui, Claudia e Raffaello sanno esprimersi a dei livelli decisamente qualificanti.
Al tempo stesso però, registriamo purtroppo ancora, a fronte di ipotesi/giudizi apparentemente attendibili, dati di fatto non sufficientemente corrispondenti (talvolta, addirittura, per nulla). Pertanto rispondo in modo categorico al tuo quesito: no.
Dimenticavo. Se qualcosa ho compreso, sta nella netta convinzione che l’Universo astrologico, con i suoi miliardi di sfumature, sia connaturato a Nettuno. “Ma questa è un’altra storia” (La Storia Infinita - Michael Ende) e, se vuoi, te la racconterò prossimamente.

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